I giovani allievi del più antico Liceo classico milanese (1a Liceo classico, quella che una volta era la quarta ginnasio) hanno letto le vicende del professor Hammler, della sua allieva Isabelle Courtier, dei poliziotti Monica Weber e Enrico Finzler, dello spietato killer Claude Marson, dell'ambiziosa Helga Martin e del suo socio in malaffare Vincent Van Ruud, alle prese con una straordinaria invenzione che consente di realizzare il sogno di viaggiare nel passato, con qualche elemento di originalità in più rispetto alla tradizionali e un po' trite macchine del tempo.
SCAMBI D'IDENTITA' è stato adottato dal professore Luigi Pincini come testo collaterale; l'insegnante ha visto l’opportunità per i giovani allievi del Liceo classico di avvicinare un particolare momento dell'Atene del 421 a.C., l’anno della pace di Nicia, attraverso il gioco dell’immaginazione letteraria: uno stimolo a usare la fantasia per interiorizzare alcuni aspetti dell'oggetto di studio e sviluppare, con il suo aiuto, quel senso critico e quella capacità di giudizio che sono il più importante patrimonio di un corso di studi seriamente condotto.
La lettura del romanzo ha così permesso agli allievi di rileggere in maniera divertente e stimolante alcuni argomenti che fanno parte del programma didattico:
* la guerra nel Peloponneso (come commenterebbero la pace di Nicia del 421 a.C. un imprenditore e un giovane rampante ateniesi?)
* le prove della commedia che Aristofane presentò quell'anno (la Pace, appunto),
* l'Acropoli di Atene con il suo Partenone terminato solo dieci anni prima, con gli splendidi colori della sue decorazioni (vi immaginate a passeggiarvi intorno rimanendo a bocca aperta, e poi entrarvi?),
* il funzionamento di una trireme in navigazione e poi alla fonda (dove mettono tutti quei remi?),
* un'asta di schiavi (come vi sentireste se foste uno di loro?),
* un banchetto a casa di un ricco armatore, riservato ai soli uomini (le uniche donne ammesse sono le meretrici: provate a immaginare come reagisce la protagonista del romanzo che viene esclusa),
* il colloquio con un eremita filosofo che vive in una grotta nell'Acropoli (e non dice cose tanto campate per aria, visto che le ritroviamo addirittura nella fisica moderna) ...
Tante sono state le domande che gli allievi hanno posto a Mauro Ferri: un’ora di colloquio su tecnica del romanzo, psicologia dei personaggi, credibilità scientifica della finzione narrativa, validità storica delle ricostruzioni, riferimenti filosofici e scientifici. L’ora è volata, gli allievi del professor Luigi Pincini (che ha seguito attento e soddisfatto) hanno partecipato con attenzione e interesse sempre elevati, pur essendo la fine di una mattinata prima del breve ponte del 1° maggio.
Sono state sorprendenti la pertinenza degli argomenti sollevati, la capacità di cogliere non solo nessi con il programma di studio dell’anno, ma anche di entrare nel merito della tecnica narrativa, con quesiti sui caratteri dei personaggi (“Ha avuto modo di ispirarsi a qualche esperienza diretta?”), su aspetti di coerenza strutturale (“Perché nella clinica prima sono molto ostili, poi si mettono a collaborare attivamente con la polizia?”), di coerenza nella finzione narrativa (“Come mai i viaggiatori nel tempo imparano subito il greco antico?” – domanda comprensibilissima tra giovani alle prese con lo studio di quella lingua non certo agevole!), persino di coerenza filosofica.
Degna di nota l’intuizione di un paio di giovani allievi: la protagonista del romanzo, Isabelle, trovandosi nell’epilogo davanti a Gesù, legge nel suo sguardo lo stesso magnetismo che aveva visto in quello dell’eremita che viveva nella grotta dell’acropoli (capitolo 21); i ragazzi sono stati capaci di cogliervi un importante significato semantico: Teotecnide, il nome dell’eremita, unisce le radicali greche di “Dio” e “stirpe”, in altre parole significa “figlio di Dio”, proprio come l’uomo che cacciava i mercanti dal tempio. Ferri ha ammesso di non averci pensato ideando quel nome. Chissà che la potenza dei significati non trascenda anche l'onnipotenza dello scrittore!
In conclusione, si può dire di aver trovato al Beccaria di Milano la testimonianza di una grande maturità in questi giovani, per certi versi sorprendente, visti certi modelli che circolano con troppa insistenza tra tv generalista ed esasperazioni tecnologiche. L'augurio è che non siano i soli e che non si perdano per strada, perché tutto ciò fa ben sperare per l'avvenire della nostra società.
Per saperne di più visitate le pagine del sito dell'autore dedicate al romanzo.




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